noterelle ai naviganti. così si attraversa l'Europa: onda su onda, a brutto muso, tra divani e barbe da radere (che sono racconti da scrivere come treni da perdere) e l'odore chimico di vecchie fotografie, Bologna Parigi e gli stessi discorsi sul futuro che ogni futuro ha i suoi colori, ma i toni, gli sguardi, quelli li ritrovo sempre, perché sono anche i miei. l'anno nuovo inizia così, col buono proposito di spostare il gioco sull'altra fascia, riprendere il mano la partita e - se proprio non possiamo portare a casa il risultato - fare almeno un po' di calcio spettacolo. per il resto. dei vecchi compagni mi hanno regalato un
giocattolo nuovo, e le mie vecchie fotografie riposano sempre in pace, come la mamma di Hyoga, chiuse nella loro fottuta bara d'ametista dal design svedese. ma inizio a vedere cose nuove, e poi ci sono parole che da troppo tempo aspettano di essere raccolte. ho una sceneggiatura da far leggere a qualche amico, un soggetto per un corto che andrebbe sviluppato, vario giornalismo da portare a casa, e poi oh, nel cassetto c'è sempre il romanzo che farà esplodere l'America. come diceva la madre del còrso,
pourvu que ça dure.